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Lo scorso venerdì David Williams è stato ospite di Ericsson ed ha parlato di sostenibilità. Una bella iniziativa dato che era il giorno di “M’illumino di Meno“, evento ideato da quelli di Caterpiller per sensibilizzare singoli ed aziende al risparmio energetico. Io ero lì ad ascoltarlo ed ho provato a bloggare in diretta..
Il focus della giornata sul macro obiettivo “Creating Sustainable Enterprise”. In sintesi si sono toccati concetti come collaborazione, condivisione, experience learning, dialogo, azione e passione. Praticamente l’azienda per Williams non si deve più trovare di fronte alla scelta se generare profitto o rendere il mondo un posto migliore…le 2 possono e devono andare di pari passo.
Secondo Williams è fondamentale per un’azienda piccola, così come per una multinazionale, chiedersi come diventare Sostenibile. Prima di tutto ci si devono porre delle domande, del tipo:

Purtroppo le slide erano inguardabili a causa di una presunta non compabilità tra il proiettore ed il suo Mac book.

Ci trovavamo di fronte ad un guru del settore ma secondo me il seminario è stato troppo incentrato sull’azienda fondata e rappresentata da Williams, la Impact International

- La gente è orgogliosa di lavorare in questa azienda?
- I clienti hanno fiducia nel nostro brand?
- Conosciamo l’integrità dei nostri fornitori?
- Usiamo in modo sostenibile le nostre risorse?
- Facciamo investimenti a lungo termine?
- Cosa stiamo facendo per l’ambiente?
- Calcoliamo gli effetti delle nostre azioni sulla società?

Di seguito invece i 6 passi per diventare Sostenibili:

Illuminate – chiedere a che punto si è con la sostenibilità, misurare la percezione corrente;
Inspire – aprire cuori e cervelli dei leader d’impresa per sensibilizzarli sull’importanza di essere sostenibili. In soldoni presentare best practices e powerful experiences;
Engage – Rendere i leader capaci di identificare, comunicare ed implementare una strategia per poi trasmetterla al resto dell’organizzazione;
Energise – coinvolgere tutti gli stakeholder nel dialogo, crear eeventi di condivisione, incontrare le comunità e le Ong;
Innovate – pensare e creare nuovi prodotti, servizi e modi di lavorare;
Evaluate – valutare i risultati, soprattutto in chiave “percezione”, “performance” ed “innovazione”.

Oltre a questo c’è poco altro da segnalare. Ad esempio ci sono state alcune domande di manager E/// a cui David ha risposto in maniera piuttosto scontata.
Un plauso invece al “motto” dell’azienda: Doing well by doing good.

Di seguito pubblico una poesia in vernacolo reatino scritta da un caro amico, Daniele, ora professore di matematica all’università di Ginevra. Questa mattina quando l’ho vista pubblicata su Facebook, sulla pagina dei ricordi del liceo, sono riuscito a commuovermi. Sono passati 10 anni da quella indimenticabile Quinta_C, e sapere che siamo ancora così uniti e che i ricordi sono sempre ben saldi dentro di noi, non può che far piacere.

Ah, giusto per la cronaca, il caro Daniele, alias Capoccia, è un genio onnisciente non che cultura della toppa.

AQUINDACCI’

10 anni, icémo ssocì, so quasi passati/
que se te guardi intorno almeno se so pure pelati/
Vicavi ce tenea la evve moscia e na bella scrima/
ella ce tenea,e capéa de computer solo issu…prima../

E que dì, pò deu King Adriani/
su a lavagna sempre ce stea scrittu: Il re dei deretani/
Invece deo dì que bè se mantenuta Cinziotta/
a cui sempre e volentieri daria na botta…//

Que jò pe Roma co Cianetti so sempre jorni belli/
ne fau pochi, (esse iciu), de macelli /
co ella fratta n’capu e a bambolina du sol levante/
ai 100 jorni o issi que no erano e più sante.. //

Ma su, o sapete , que stajo a scherzà…/
que se no a cuggina se potria pure n’cazzà…/
daje Salla miss Italia fatte na risata/
mo que sì architetta a messaggeria mell’hai perdonata??//

Quanti belli sabati, fori a scola sotto u cielo/
a fa e Disputationes co Fili, Raf, U tostu e Pelo/
e se Paolone tenea i compiti poco “ermetici”/
nui penseamo de esse filosofi peripatetici../

Do so iti illi tempi? E dove illi quaderni??/
U Tostu è fenito a gioca a Terni/
e tra na cianca rotta na mappina qua e là/
su ppe Teramo se ito a sistemà/

Pelo n’vece mo se ne sta a Roma/
ce so ito a troallu na vote e ajo reschiato lu coma../
vu direte.. te parea…tanto pe cambià/
quanno tirò u fojo da a fenestra Paolone o volea caccià/

Raf fa u laoru giustu pe evade u fiscu/
è itu a ddà u “calore” loco do fa sempre friscu/
Fili era sparitu, non se sapea que fà../
alla fine pure issu aémo fattu rescappà//

A issi piacea de scrie i film co protagonista Gloria/
ma pure a tigre oramai t’è la sua storia/
s’ è accasata a l’aquila “beja mè”/
e je faccio tanti auguri essa sa lu preché..//

E scusame se lla ote, a fiera de S.Antonio provai/
a toccatte do lu sole nun batte mai/
Oppu a llu poru Bianchini j’ha faceste bella/
tenea tantu smartu que parea na puttanella //

Certu ne ssa foto ce sta gente/
que me chiedo que fine ha fatta veramente/
ce sta pure queuna co u sguardu torvo/
…deo cambia discorso??..ajo capito se parlo deu c….//

Ce sta chi ha troato a pace, chi laora in banca/
chi s’è sposatu(?), chi è diventatu gay(?), chi pé a laurea pocu je manca/
ce sta pure chi come mi, t’è bisogno de ricordi lontani/
e che guarda sempre areto prima de guarda lu dimani..//

Elle belle serate in preda alla mappina/
na carriera che comenciò (ahah) a lido de spina../
iceamo o jemo da rino o non venemo più a magna/
na sera co 15 mila lire, pure na rissa ce stea a scappa..//

e li professori a cui voleamo n’ fonnu bene/
co issi aemo passati bei momenti nsieme/
ce stea chi sta ancora loco, chi è itu in pensione, /
se n’è ito purtroppo altrove,chi icea “senti nì cali dda montagna ddeu sapone..” //

E sse certi jorni erano n pò “claustrofobici”/
oppo ce pensavo io a favve li scherzi telefonici/
a ugni ora nu squilletto a tutti/
que era u cellulare o sapea solo Margutti//

Que v’addajo ice? innanzi ai trent’anni de cresce non me va/
forse non so capace, que ce posso fa??/
na biretta, na storia de n’ora, na malinconia…/
un sogno a occhi aperti..que u tempo se porta via…/

Mo qu’ ajo ette tutte sse cazzate/
non ve vojo più scoccià co sse pensate/
ma n’ fonnu è bello que alla fine non ce sse crucci/
delli tempi iti nsieme au liceo carlo jucci//

E se u futuro sembra pienu de incertezze e affanni/
io na cosa saccio de tutti ssi novi anni/
que se foco, tempesta o sole ce sarà/
dau core meo, mai niciuno ve cancellerà//

daniele

Nel savescreen del mio Pc passa questa frase di B. Franklin: “Se vuoi renderti conto del valore del denaro, prova a chiedere un prestito”. E da poco ho scoperto anche queste altre parole dello stesso Franklin: “Si può ragionevolmente ritenere che chi pensa che il denaro possa tutto, sia egli disposto a tutto per il denaro”.
Bene, oggi lascio tutto ciò. Tra qualche giorno sarà libera la posizione di responsabile marketing e comunicazione, ma nessuno prenderà il mio posto…o almeno fino a che si renderanno conto della Necessità. Comunque ci penserà qualche brillante dirigente a portare avanti la baracca. Ho già salutato collaboratori, fornitori, agenzie etc…momenti tristi, perché con loro ho condiviso successi e scazzi quotidiani.
Una decisione scaturita da tanti fattori umani e professionali, dall’ennesima delusione operativa e manageriale, e da una nuova opportunità davanti a me…che posso ancora cogliere perché non ho una famiglia da mantenere e ho una voglia innata di imparare.
Ora mi godo la posizione di dimissionario.

Torno ad aggiornare il blog dopo le vacanze estive e gli stravolgimenti delle ultime settimane.

Trovarsi, all’improvviso, davanti ad una importante scelta professionale e non sapere dove sbattere la testa. Eccoci qui, il dilemma è….rimanere in un ruolo di responsabilità in una piccola azienda (in un settore ostico, un’organizzazione che paga lo scotto di esser giovane, ma con un contratto a tempo indeterminato) o accettare un ruolo da ultima ruota del carro, con un contratto di ”non lavoro” a scadenza certa, ma in una multinazionale davvero super?

Mi pentirò di qualsiasi scelta faccia…temo che saranno giorni di profonda riflessione, nel frattempo provo a capire meglio ciò che troverei. Di sicuro so quel che lascio.

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